Preso dal sito dell’ ENPA http://www.enpa.it/
Si allunga la triste lista dei cetacei morti nelle vasche del divertimento italiano. Nel marzo 2008 morirono misteriosamente Bravo e Bonny del delfinario di Oltremare, poi Beta trasferita dalla riviera romagnola nella vasca dell’acquario di Genova, e oggi l’annuncio di Tango, detenuto nel delfinario Pala Blu di Gardaland. Per tutti un fattore comune: non sono conosciute le cause della morte. “Tango era un giovane delfino – ha dichiarato Giovanni Guadagna, Responsabile dell’Ufficio Cattività di ENPA – figlio di due cetacei, anch’essi detenuti da Gardaland, frutto delle scorribande dei cacciatori di delfini nel mari di Cuba”. Il Parco divertimenti di Gardaland è stato recentemente acquistato dalla multinazionale inglese Sea Life, appartenete al colosso della finanza mondiale Blackstone Group ma , secondo ENPA, per i delfini non è cambiato nulla. La Protezione Animali, invece, contesta in modo risoluto la versione diffusa dal delfinario che, descrivendo la vasca del Pala Blu come di un luogo moderno e tecnologicamente avanzato, vorrebbe presentarsi come un ambiente idilliaco per gli animali. “Sarebbe appena il caso di ricordare – ha aggiunto Giovanni Guadagna – l’oblazione che pochi anni addietro i dirigenti dell’allora proprietà del Pala Blu, scelsero di pagare evitando così il processo per maltrattamento di animali dovuto proprio alla morte di alcuni delfini. Le perizie furono relative non solo alle tecniche di addestramento degli animali, ma anche ai problemi strutturali del Pala Blu tra cui le invariate superfici”. Secondo ENPA, anche nel caso di rispetto del decreto sul corretto mantenimento dei Tursiopi (ossia la legge sulle minime condizioni di detenzione della specie di delfino più comunemente utilizzata nei circhi d’acqua) è la stessa cattività ad essere inevitabilmente avvilente. Superfici minime, rispetto a quelle che le caratteristiche della specie esige in natura, e condizione di sottoalimentazione degli animali (mantenerli affamati), funzionale all’addestramento dietro ricatto del cibo. Sono queste le critiche più diffuse ai delfinari.